ARCO DI TITO

Il restauro dell’Arco di Tito, fu iniziato nel 1818 da Raffaele Stern ed ultimato poi da Giuseppe Valadier. Nel Medioevo i resti dell’Arco furono incorporati nelle mura dei Frangipane. Lo Stern, quando iniziò il restauro liberò ciò che rimaneva dell’Arco, vale a dire: il fornice, le colonne centrali che lo inquadravano sui due lati, e la sovrastante trabeazione sormontata dalla grande targa celebrativa. Le parti originarie poste sul lato destro del fornice, visto da levante, hanno permesso la loro ripetizione su quello simmetricamente ad essa opposta. La ricostruzione dei corpi laterali presentava tuttavia l’unico dubbio legato dell’esatta larghezza dell’Arco. Dall’osservazione della ricomposizione del basamento originario e dall’esatta sistemazione di esso in corrispondenza dei quattro angoli, si deduce l’esattezza della ricostruzione e del restauro. Uno dei motivi per cui il restauro dell’Arco di Tito fu giudicato esemplare, fu l’impiego per ogni parte aggiunta di un materiale diverso (il travertino), da quello originario (il marmo). Quest’accorgimento rende immediata la percezione delle parti aggiunte.

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