La Basilica Costantiniana

Fu costruita ove si riteneva fosse stato crocefisso S. Pietro. L’Alfarano per primo, attingendo al manoscritto dell’Hercolano, dimostrò che la crocifissione del primo Pastore della Chiesa avvenne al Vaticano e non al Gianicolo. L’architettura della basilica costantiniana è nota perché la chiesa rimase la stessa fino al Rinascimento. L’Alfarano condusse nella seconda metà del ‘500 lo studio più attendibile della basilica vecchia, lasciando numerosi disegni ed appunti. Costui era un chierico beneficiato della basilica, e viveva all’interno del Vaticano, potendo così accertarsi di persona dello scempio che comportava la costruzione di S. Pietro Nuovo. La pianta di S. Pietro Vecchio era quella delle basiliche romane civili a cinque navi, sostenute da colonne, con un’abside a semicerchio (tribuna) alla fine della navata centrale. Nel mezzo dell’abside c’era il tribunale, cioè la cattedra del pretore (che talvolta era lo stesso imperatore) ed i seggi dei giudici. La transenna (balaustrata nelle chiese) serviva a tenere lontano il pubblico. L’Alfarano raffigura la pianta della basilica di S. Pietro colla croce: il capo alla tribuna, le braccia alla nave traversa, il tronco a quella di mezzo, il piede ai gradi d’accesso al quadriportico. Il chierico insiste nel ricordare la similitudine, col Tabernacolo di Mosé ed il Tempio di Salomone. La basilica si snoda da oriente a ponente, colla fronte ad oriente, il braccio sinistro verso aquilone o settentrione ed il destro verso mezzodì. Le cinque navi erano costituite da quattro file di colonne; ed ognuna di esse n’aveva ventidue, perciò 88 in tutto. L’incontro delle navi longitudinali con quella traversa avveniva per mezzo di fornici, limitati in alto da arco a tutto sesto; a quella centrale corrispondeva l’arco trionfale.

La nave traversa era larga 78 palmi (circa m. 17,50); lunga (da mezzodì a tramontana) palmi 390 (m. 87,46), alta palmi 170 (m. 38,08). La lunghezza, dall’ingresso all’incontro della nave traversa era di palmi 406 (m. 90,94), la larghezza totale (fra muro e muro) di palmi 285 (m. 63,84). L’altezza della nave di mezzo di palmi 175 (m. 39,20), le altre erano molto più basse. Dalle porte d’accesso all’incontro della curva interna dell’abside, la lunghezza totale era di palmi 528 (pari a m. 118,27 circa).

Nella facciata erano aperte cinque porte, di cui tre in corrispondenza alla nave di mezzo, e due alle navate laterali. Nel 1300 fu aperta una sesta porta in corrispondenza all’estrema navata laterale di mezzanotte, o alla parte che corrispondeva al Vaticano. Il catino dell'abside aveva a modo bizantino la decorazione a mosaico. Il mosaico era diviso in due campi; nella parte superiore vi era rappresentato Cristo in trono, fiancheggiato dai SS. Apostoli Pietro e Paolo. Nel mezzo della parte inferiore c’era la figura dell’Agnello davanti alla Croce, con Innocenzo III (1198) da una parte e Costantino dall’altra. Ancora sotto vi era una serie di 12 pecore, sei per parte, che simboleggiavano gli Apostoli.

L’arco trionfale, era pure esso decorato a mosaico e rappresentava Costantino che offriva al Salvatore ed a S. Pietro il modello della basilica. Il mosaico rimase fino al 1525. Le pareti erano ornate di pitture bibliche e dei ritratti di tutti i pontefici, da S. Pietro fino a Nicolò III (1277-1281), ed il papa Costantino (708-715) vi aveva fatto rappresentare anche i sei primi Concili generali.

Il pavimento subì molte alterazioni per i ripetuti restauri, voluti dal continuo logorio per l’immensa quantità di fedeli che entravano alla basilica. Come scrisse l'ALFARANO stesso, il pavimento era composto di marmi rotondi, quadrati e di varie forme e colori, dal bianco al porpora. Subito dopo la porta santa, c’era una gran pietra rotonda di porfido, detta rota porphyretica, ove s’inginocchiavano imperatori e re, prima di essere incoronati, e sulla quale nessuno, per rispetto, poteva camminarci sopra. Questa pietra a ruota, che fu conservata nei magazzini della fabbrica dopo la demolizione della basilica vecchia, è stata da Innocenza XI (1644-1655) fatta restaurare e porre nel pavimento dell’odierna basilica, poco oltre l’ingresso dalla porta di mezzo. Le finestre, all’epoca della demolizione, avevano vetrate colorate; il Liber Ponlificalis nella vita di Leone III (795-816) accenna a fenestras de vitro diversis coloribus decoravit.

Cosimo dei Medici (il vecchio) fece, porre i vetri alle finestre della facciata con il suo stemma.Quando le vetrate furono rotte da un uragano, furono sostituite da Paolo III, da altre con lo stemma farnesiano. Infine pare che il tetto fosse coperto in parte di tegole di bronzo ed in parte di terracotta. La facciata disegnava la forma basilicale: un corpo rilevato nel mezzo, coperto a timpano e due corpi laterali, coperti dai tetti inclinati. Aveva decorazione musiva, colla figura del Redentore in mezzo, sotto il timpano, S. Pietro e Paolo ai lati ed una Gloria d'Angeli, e poi altri Apostoli o Santi, ai piani inferiori, tra le finestre vetrate. Vi era una lunga inscrizione, dettata da Gregorio IX (1227-1241). La croce finale era di marmo, ed il TORRIGIO scrive che sotto di essa v’era scritto in greco il nome d’Agrippina. La croce è, ora, nelle Grotte Vaticane. Fino al 1300 si entrò nella basilica per cinque porte, e solo in quell'anno per sei, essendo stata aperta, per la prima volta, la Porta Santa. Delle porte della basilica ecco i nomi, procedendo da quella del giubileo verso sud: Al disopra dei portali, v'erano appesi molti trofei di guerra; tra i quali: la lancia, la corona e lo scudo del regno Ungarico; uno stendardo e la catena del porto di Smirne, la serratura della porta di Tunisi. La catena del porto di Smirne e la serratura della porta di Tunisi, sono ora su quella dell’Archivio della Sacrestia nuova.

Davanti alla basilica, vi era un portico che racchiudeva un'area pressoché quadrata, detta quadriportico, giardino o paradiso. Al quadriportico si accedeva, per mezzo di tre porte, che corrispondevano ad un largo e corto ripiano, dal quale si scendeva, per numerosi gradini (gradus), alla sottostante piazza, o platea, o cortina.

Entrando per la porta principale, o di mezzo, od argentea, si raggiungeva la confessione dopo oltrepassata la rota porphyrica. La confessione, nelle basiliche cristiane antiche, era il complesso delle costruzioni e decorazioni, situate sopra la tomba del Santo al quale era dedicata la basilica. La confessione di S. Pietro vecchio, era costituita da un baldacchino (ciborio) con quattro colonne di marmi preziosi e coperto da una guglia piramidale al centro, con quattro piccole guglie ai lati. Alla tribuna si accedeva salendo alcuni gradini, e davanti ad essi era posto un recinto rettangolare (sacrario), cinto da una cancellata di bronzo dorato e da 12 colonne vitinee (6 per ogni lato lungo). Le colonne avevano sopra, venti statuette d'argento postevi da Leone Magno (440-461) rappresentanti Gesù Cristo fra due Angeli, i 12 Apostoli ed altri Santi. Tali statue, secondo la tradizione, provenivano dal tempio di Gerusalemme. Davanti al colonnato vitineo, a sud, c'era un candelabro di cui si è perduta traccia, forse opera dei marmorari del secolo XII; e verso l'ingresso poi, uno a destra ed uno a sinistra, c'erano due amboni. Nell'abside c'era il seggio pontificale o cattedra ed attorno, in cerchio, i sedili, o seggi dei cardinali ed altri prelati. Il seggio pontificale sostituì, la cattedra di S. Pietro, derivazione od adattamento, del pretorio romano, racchiusa poi in una cappella speciale, dedicata a S. Adriano, della vecchia basilica. Davanti al Sacrario sorgevano due altari isolati; uno dedicato a S. Sisto, l'altro ai SS. Pietro e Paolo. In quest’ultimo si conservava religiosamente la pietra su cui papa Silvestro aveva, al tempo della fondazione della basilica costantiniana, posti i corpi dei due Apostoli martiri e divisi, per destinarli alle due diverse basiliche. Questa pietra venerata passò, nel periodo di transito fra le due basiliche, all'altare di S. Venceslao fra la porta Romana e la Guidonea, ed ora è nelle grotte. Compiendo un giro verso sud per la nave traversa ecco quanto si poteva trovare: Fra la 11° e 12° colonna, durante la costruzione della parte absidale e centrale della nuova basilica, fu elevata un muro che servì da separazione colla basilica vecchia. Al muro di mezzo furono addossati molti altari e monumenti, mano in mano che si toglievano dalla basilica in demolizione. Addossata a due colonne della navata di mezzo fu costruita una cappella dedicata agli apostoli Simone e Giuda molto antica nella quale fu posto nel sec. XIII un Crocefisso del Cavallini, che troveremo nella Basilica nuova. Nel mezzo della navata longitudinale di sud, si elevava un altare-oratorio (altare privilegiato) dedicato a S. Gregorio I; ove fu conservata, in un ricchissimo ciborio, la testa di S. Andrea Apostolo, reliquia preziosa portata a Roma dal Card. Bessarione e dal principe Tomaso, fratello di Costantino Paleologo, l’ultimo imperatore cristiano di Costantinopoli. La processione solenne per il trasporto di questa reliquia da piazza del Popolo a S. Pietro, avvenne il 12 Agosto 1462, essendo papa Pio II. Nei piloni, fra le porte Ravennana, Argentea, Romana, v’erano quattro antichissimi cappelle-altari dedicati rispettivamente a: Alla 20° colonna, a destra ed a sinistra, nella nave di mezzo c’erano le due fonti dell'acqua santa. Proseguendo, s’incontrava addossata alla 18° e 17° colonna, una cappella antichissima dedicata agli Apostoli SS. Filippo e Giacomo, fatta riconsacrare da Innocenzo III verso il 1200. All’inizio della navata minore di settentrione, all’aprirsi della porta santa, fu spostato un altare dedicato a S. M. del Presepio sul quale insisteva un oratorio, ricchissimo di mosaici. Al pilone dell’arco trionfale ed alle ultime due colonne, era la cappella dedicata al Buon Pastore o Santo Pastore dedicata a S. Pietro; curata dagli Orsini, che vi ebbero sepoltura fin dai primi anni dei 1300. Presso questa cappella (fra la 3° e la 4° colonna, contando dall'alto) fu seppellito Bramante, il primo architetto della basilica nuova. Proseguendo verso nord, lungo la nave traversa, e girando per essa si trovano: Il quadriportico era pressoché quadrato, lungo palmi 285 (m. 60,84) da oriente ad occidente, e largo palmi 256 (m. 57,35 circa) da mezzodì a settentrione. Era costituito, come lo dice il nome, da un portico che girava tutto attorno e passava sotto e davanti alla facciata, cosicché da questa parte corrispondevano le cinque porte della basilica vecchia e la sesta del giubileo. Il portico era un colonnato, e v'erano 13 colonne in ognuno dei lati lunghi (da oriente ad occidente), 10 colonne nel lato della facciata, e quattro colonne nel lato opposto, ove corrispondevano le cancellate d'ingresso, le quali erano sostenute da pilastri, che sostituivano le colonne. Fu costruito o semplicemente restaurato da papa Semplicio (467-483); poi papa Simmaco (498-514) vi fece fare ricche decorazioni musive. Il porticato racchiudeva un cortile detto atrio, o paradiso che nel Medio Evo ebbe un valore morale e religioso più che una semplice piazza davanti ad una chiesa. Quando giungevano i pellegrini nel Paradiso, facevano preghiere di ringraziamento per il felice esito del viaggio, e facevano abluzioni sacre e scioglievano i voti prima di entrare nella basilica. Fu pavimentato riccamente da papa Dono, o Donno (676-678), ma il pavimento dovette essere rinnovato nel sec. XII, e così durò fino a Paolo V. Nel mezzo c’era una fontana, costituita dalla famosa pigna di bronzo, coperta da una cupoletta sostenuta da colonne di marmo prezioso. La fontana era poi completata, da delfini e da pavoni di bronzo, opera voluta da papa Simmaco; e verso la basilica presso la fontana, vi era un pozzo dal quale si cavava acqua per le abluzioni dei pellegrini. Il portico era arricchito da decorazioni musive raffiguranti scene bibliche alternate a grandi palme, cosicché si disse il portico ad palmata. Sotto il portico e nel cortile o Paradiso, si radunava il popolo per ricevere l'elemosina, e si stabilirono rivenditori d’immagini sacre, di sudari o veroniche, d’itinerari o bordoni e simili, conosciuti tutti coll'appellativo di paternostrari o coronari. Si faccia, idealmente, un giro attorno per il portico cominciando dalla parte corrispondente alla facciata della basilica. Sulla parete della facciata e fra porta e porta d'ingresso, c’erano numerosissime tombe di martiri e di papi. Nel mezzo dal lato che si considera, fra le colonne 5° e 6° era ricavata un’edicola costituita da cancellata di bronzo e racchiudente una statua di marmo di S. Pietro benedicente, ora nelle grotte.



Sulla facciata era posto il gran mosaico della Navicella, fatto fare dal Cardinale Stefaneschi su cartoni di Giotto (1298). Sotto il mosaico corrispondevano tre grandi archi di portico, fiancheggiati da paraste, o pilastrate; e si accedeva ad un vestibolo od atrio del quale non si hanno sufficienti ricordi per descriverlo. Fuori del vestibolo, dalla parte del Paradiso, era posta un'edicola con molte, preziose, reliquie e presso ad essa era il sepolcro dell'imperatore Ottone II, ora nelle grotte.

Il vestibolo sboccava sui gradi, e viceversa, dai gradi si accedeva al Paradiso per mezzo di tre grandi porte, che avevano sulla facciata ricche colonne. Le prime imposte delle porte, di bronzo, erano state portate da Perugia da Adriano I (772-795) e vi furono incise (argenteis litteris) i nomi di regni, province, città dipendenti dalla Santa Sede e di principi e re che erano stati a rendere tributo a S. Pietro. Assai rovinate in sulla metà dei 1400, Nicolò V le rinnovò facendole di legno, e rinnovò pure gli stipiti di marmo, sull'architrave di ognuno dei quali pose il suo nome. A destra dell'ingresso, guardando la facciata, vi era la torre campanaria o campanile attribuito a parecchi papi. La prima notizia di campane, che chiamavano il popolo ed il clero agli uffizi divini è del tempo di Stefano Il (752- 757), perciò non è esatta l’attribuzione a Leone IV (847) portata da qualche storico. Il campanile che terminava a guglia, portava una palla dorata con sopra un gallo, ora in sagrestia. Sotto Pio V (1566-1572) un fulmine distrusse la guglia e, al suo posto, fu messa una calotta sferica. In fine, a sinistra dell'ingresso, vi era la cappella a S. Maria in Turris, che poi fu convertita in sala per riunione d’ecclesiastici in occasione di grandi solennità. I fabbricati che chiudevano il lato di levante del Paradiso, erano adibiti a funzioni ed a funzionari della basilica; fra i quali per es. da ricordare l'arciprete di S. Pietro. Questi fabbricati avevano facciate più o meno decorate, rivolte verso la platea o piazza di S. Pietro, e subirono grandi variazioni nel corso dei secoli.

Ai piedi della facciata si stendeva un ripiano che era largo quanto il Paradiso, e lungo, da oriente a ponente, 76 palmi (m. 17,22 circa), al quale, dalla platea, si accedeva per 35 gradi, divisi in cinque ripiani. Lateralmente la gradinata era limitata da due muretti o da due balaustrate; ed all’origine, sulla piazza, v'erano (pare certo) due sfingi di granito, che poi furono sostituite dalle statue dei SS. Pietro e Paolo, probabilmente da Paolo Il (1464-71). Attualmente esse sono poste all’ingresso della Sagrestia di S. Pietro nuovo.