La basilica sulla Via S. Giovanni in Laterano, dedicata al terzo Papa dopo S. Pietro, presenta un singolare caso di sovrapposizioni.
Una costruzione dell'epoca repubblicana occupa il livello più basso, cui è sovrapposta una casa romana del primo secolo dell'epoca imperiale, forse la stessa, dove S. Clemente riuniva i fedeli, sopra a questa, la primitiva basilica fondata nel IV secolo, e sopra ancora, l'attuale chiesa edificata nel secolo XII.
La primitiva basilica, restaurata nel VI secolo da Giovanni II, fu oggetto ancora di nuovi lavori nel secolo VIII e nel IX per ordine d’Adriano I. Leone III e Leone IV. Cirillo e Metodio, vi furono trasportate, dalla Crimea, le reliquie di S. Clemente.
La chiesa, devasta nel 1084 dalle soldatesche di Roberto il Guiscardo, fu riedificata ad un livello più alto, da Pasquale II, al principio del XII secolo su modello della primitiva, ed impiegando, in parte, materiale e frammenti decorativi di essa.
Restauri ed abbellimenti posteriori si succedettero ancora per opera di Sisto V finché Clemente XI, dandone incarico al Fontana, la restaurò nel 1715, dandole l’aspetto attuale.
Per due scalinate si scende alla porta centrale, con il caratteristico pronao di mattoni, sostenuto da due colonne di marmo, ed un portale scolpito a vimini e gigli intrecciati, raro campione bizantino del IX secolo.
L'atrio quadrato, copia dell'antico, è contornato da un portico, retto da colonne marmoree disuguali e di varia provenienza.
Sotto il portico è l’ingresso alla chiesa, divisa in tre navate da colonne e pilastri. Appena entrati, subito ci colpisce il pesante soffitto barocco ligneo, carico d'oro, che mal si addice all’austero aspetto del luogo. Profondi lacunari dorati
di varia forma in un di un fondo azzurro, contornano il gran quadro centrale, ove Giuseppe Chiari (1654-127), con festosi colori, affrescò il “ Trionfo di S. Clemente “ ed altri due riquadri con gli stemmi di Clemente XI.
Nel centro della nave mediana sorge la “ Schola cantorum “, proveniente dalla basilica inferiore adorna di decorazioni cosmatesche, e chiusa da plutei con il monogramma di Giovanni II, e transenne bizantine del VI secolo. Il complesso è formato da due amboni, dal candelabro tortile, dal leggio, dal presbiterio elevato, e dall'altare maggiore, sotto di cui si conservano le reliquie di S. Clemente e, di S. Ignazio d'Antiochia. La “ Schola “ è sormontata da un elegante tabernacolo, del XII secolo, da quattro colonne di pavonazzetto, da stalli per i sacerdoti e dalla cattedra episcopale, ed è completata dal bellissimo pavimento cosmatesco.
Sopra queste venerande opere splendono con mille guizzi e baleni di luci e colori i mosaici del XII secolo, che ricoprono l'abside e, l'arcone.
Essi rappresentano uno dei primi tentativi di ritorno alla tradizione classica, dopo che quest’arte soggiacque per sei secoli all’influenza bizantina.
Nella fronte dell'arco si vede il Redentore ed i simboli degli Evangelisti; ai lati Pietro, Clemente, Paolo e Lorenzo; sotto, i profeti Isaia e Geremia, e le città di Betlemme e Gerusalemme. Nel catino dell'abside: il Trionfo della Croce; nel centro il Crocefisso, con le dodici colombe, simboleggianti gli Apostoli, ed ai lati la Vergine e S. Giovanni; dai piedi della croce salgono due grandi rami di vite, che si moltiplicano per tutto lo spazio, contornando, figure di Santi e simboli. Al disotto l'Agnello divino con le dodici pecore.
Un'oasi di pace e di solitudine nel cuore della città si può definire la chiesa dei S.S. Quattro Coronati al Celio.
Sconosciuta alla maggior parte dei romani, nascosta entro un solenne fabbricato, questo singolare tempio, col suo chiostro, sui suoi due atri, e con il convento, che ospitò papi e Imperatori, presenta un insieme quanto mai caratteristico e pieno di suggestione.
La via dei S.S. Quattro, dopo un breve tratto si restringe, divenendo una stradina solitaria, fiancheggiata da alte mura. Questa viuzza sempre in salita conduce ad un piazzale erboso, in fondo al quale si scorge una costruzione dall’aspetto medioevale; passando sotto un portico, si entra in un cortile deserto, poi un secondo portico, un secondo cortile, quindi la chiesa.
All'interno regna un silenzio profondo, non un palpito della vita cittadina penetra questo luogo di preghiera.
Consacrata ai quattro soldati martiri S.S. Severo, Severino, Carpoforo e Vittorino la chiesa è antichissima, risalendo la sua origine al V secolo.
Onorio I e Leone IV l'ampliarono e l`abbellirono, ed in seguito alla distruzione dei normanni fu riedificata da Pasquale II nel XII secolo. Quindi subì ancora diversi rifacimenti, finché nel 1624 il Cardinale Mellini le diede l'aspetto odierno. L’ultimo restauro, eseguito con somma perizia dal prof. Munoz nel 1914, la mise nello stato attuale.
Nel portico che conduce al secondo cortile, vi è la cappella di S. Silvestro, restaurata sotto Innocenzo IV dal Cardinale Conti. Le pareti sono ricoperte d’affreschi del XIII secolo in stile bizantino, riproducenti la storia di Costantino. Nell'abside sono raffigurati: il Crocefisso, S. Silvestro, Costantino, il martirio dei S.S. Quattro ecc. mediocri pitture di manieristi cinquecenteschi. Il piccolo oratorio è di proprietà dell'antichissima «Università dei Marmorari ».
Nel secondo atrio si vedono le colonne, già appartenenti alla primitiva basilica, che, più grande della presente, si avanzava fino a quel punto.
L'interno chiaro ed altissimo, con il cupo soffitto cinquecentesco, ed il pavimento cosmatesco, è diviso in tre navate da colonne di granito, in alto corre il bizantino matroneo.
Quello che colpisce maggiormente, entrando in questa chiesa, è la sproporzione fra la grandiosa abside e la ristrettezza dell’ambiente; ma questo si spiega col fatto che l'abside è rimasta quella della primitiva costruzione, la quale, come abbiamo detto, era più grande dell'attuale.
Anche nei S.S. Quattro Coronati è rispettata la singolare caratteristica delle più antiche chiese romane, in esse, per gli innumerevoli rifacimenti succedutisi, per i continui abbellimenti apportati in epoche diverse, si può dire che ogni stile, ogni secolo, ha lasciato la sua traccia con qualche opera d’arte. E, così è dato di vedere, come in questo caso, nello stesso ambiente, una costruzione del XII secolo sovrapposta ad altra del VII. Mentre un chiostro del XIII secolo ha le pareti istoriate da frammenti del IX, un matroneo bizantino, un ciborio quattrocentesco, un soffitto della fine del Cinquecento, e degli affreschi di stile bizantino figurano vicino ad altri barocchi. Meraviglioso miscuglio, che trasforma alcune di queste, chiese in veri musei.
Da una porticina della navata sinistra si entra nel chiostro duecentesco, mirabile con le sue colonnine binate, la fontanina nel mezzo, tutto ingombro di piante e di fiori e di frammenti antichi. E' forse il più piccolo, ma anche il più suggestivo chiostro romano.
SAN CLEMENTE
SS. QUATTRO CORONATI
SS. QUATTRO CORONATI