ALOIS RIEGL
(1858-1905)

Esponente della scuola di Vienna, ha dato un importante contributo alla storia del restauro e della conservazione dei monumenti. Introdusse un nuovo concetto di monumento, collegandolo alla nozione di tempo, del divenire, e di documento storico. La sua teoria del restauro è esposta, tra l'altro, nel saggio Der moderne Denk malkultus (Il culto moderno dei monumenti). In esso Riegel si dichiara contrario al concetto di Gottfried Semper sull'evoluzione degli stili, contrapponendo ad essa la teoria di Kunstwollen, dallo stesso così definita: "La capacità d'ogni artista di porre la propria opera sulla dimensione sociale e culturale in cui lo stesso si trova ad agire". Alla luce di questi principi, Riegel affrontò il problema della tutela dei monumenti dell'impero austro-ungarico nella sua veste di soprintendente della Zentralkommission fúr Kunst und historische Denkmale (Commissione centrale per l'arte e i monumenti storici). Nel saggio del 1903, Der moderne Denkmalkultus sein Wesen und seine Entstehung, Riegl, ricostruisce il percorso della cultura della tutela e della trasformazione del concetto di monumento. L'opera è divisa in tre parti: nella prima analizza i valori propri dei monumenti; nella seconda e nella terza indaga sugli effetti che la comparsa di tali valori ha sui monumenti e i conflitti che da essi scaturiscono. Innanzi tutto è definito il concetto di valore artistico. Lo studioso rileva l'esistenza di due definizioni di questa parola: una "arcaica", rivolta all'individuazione di un valore artistico assoluto, e una moderna, ispirata dall'idea di Kunstwollen, volta a porre il monumento in relazione con la dimensione sociale e culturale dell'esecutore e del fruitore. Da questo nuovo modo di considerare il patrimonio architettonico, deriva la necessità di conservare il monumento semplicemente in quanto documento: riconoscendo a qualsiasi monumento un valore di testimonianza storica. È questo senza dubbio il momento fondativo della moderna teoria della conservazione. Il valore storico, però, non esaurisce l'interesse per tutti i tipi di rimanenze del passato, anche per quelle prive di qualunque valenza storica. Egli individua quindi un valore dell'antico, nel quale rientra anche il valore storico; lo stesso è legato all'idea del trascorrere del tempo, alla concezione del naturale corso circolare del divenire. In conformità a tali valori sono così identificate tre classi di monumenti: quelli intenzionali (caratteristici dell'Antichità e del Medioevo); quelli storici involontari (del Rinascimento), i monumenti antichi. L'antichità ha conosciuto solo il concetto di monumento intenzionale, in altre parole dell'opera creata per far ricordare un preciso momento del passato. Il Rinascimento ha fatto emergere il concetto di monumento involontario, che si riferisce ad un preciso momento, la cui scelta dipende dalla nostra volontà soggettiva. La modernità ha fatto emergere il concetto di monumento antico, in altre parole qualunque opera della mano dell'uomo, senza riguardo al suo significato e alla sua destinazione, che mostri soltanto di essere esistita da prima del tempo presente. Nella seconda e nella terza parte del saggio l'autore descrive con precisione ciò che conferisce valore antico ad un monumento, come il degrado delle superfici e la consunzione degli angoli e degli spigoli. In quest'analisi pone in relazione i valori con particolari azioni naturali o artificiali sul monumento: così al valore intenzionale fa corrispondere l'azione di restauro, come tentativo di rendere l'opera intramontabile. Al valore storico, fa corrispondere la conservazione, in altre parole il tentativo di conservare nello stato presente il monumento. Al valore dell'antico, fa corrispondere il degrado dell'opera, dovuto all'azione congiunta della natura e degli uomini. E scrive: "Dalla mano umana esigiamo la produzione d'opere concluse come simboli del divenire necessario e regolare; dalla natura che agisce nel tempo esigiamo invece il degrado di quel carattere concluso come il simbolo dell'altrettanto necessario e regolare trascorrere". Per evitare che tali valori entrino in contrasto reciproco sarà sufficiente che le speculazioni e le ricostruzioni degli studiosi, in quanto umane e perciò esposte all'errore soggettivo, siano effettuate su una copia o soltanto con riflessioni o descrizioni. Riegl identifica quindi altri valori, detti contemporanei per contrapporli ai primi (valore d'uso, artistico, di novità, artistico relativo). Il valore d'uso è sicuramente in contrasto con il valore dell'antico, ma è destinato a prevalere, quando il degrado di un edificio comporti l'eliminazione di un monumento in ragione dei bisogni materiali umani. Il valore artistico, di cui si è gia detto, è brevemente trattato; l'autore ricorre al concetto di Kunstwollen già illustrato. Riegl giunge così a separare il valore artistico elementare, da un valore artistico relativo, inserito in un processo costante di cambiamento. Il valore artistico relativo è il parametro sul quale viene apprezzata l'opera antica. Alla base di tale apprezzamento vi è che il Kunstwollen da cui è scaturita l'opera risponda quasi al Kunstwollen di chi la osserva, ed è quindi un valore puramente soggettivo. Il contributo di Riegl è stato esclusivamente teorico (Riegl non è un operatore, non è un tecnico del restauro), e per questo è comprensibile come sia stato possibile ignorarlo tanto a lungo.

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