VIOLLET LE DUC

La voce " Restauro ", del dizionario dell'architettura francese, scritta da Viollet-le-Duc, contiene innanzi tutto una lezione di metodo derivata, in gran parte, dalle esperienze progettuali e di cantiere da lui condotte fino al 1866. La voce " Restauro ", illustra i problemi e i modi come affrontarli e solo dopo illustra l'orientamento critico cui attenersi nella definizione delle scelte operative da seguire. ". Pertanto elencando i casi che si possono presentare e le molte scelte che ciascuno di essi propone, invita ad agire " in ragione delle circostanze particolari […] E' chiaro che in questa materia i principi assoluti possono condurre all'assurdo ". La teoria del nostro autore si basa su di un procedimento deduttivo, quando, stabilita una verità generale, ne deriva l'applicazione ai casi dell'architettura e un procedimento induttivo, quando basandosi sulla conoscenza d'alcuni periodi o " stili "stabilisce delle regole generali [...]. Confrontando poi le scelte compiute, prima, per il restauro della Madeleine di Vezelay, e poi per il castello di Pierrefonds, è possibile tracciare il percorso storico-artistico dell'artista. All'inizio dell'attività operativa, infatti, Viollet-le-Duc pose l'accento sull'attività conservativa, nei confronti delle stratificazioni e dei valori documentari che presiedettero alle scelte effettuate per il restauro della chiesa della Madeleine di Vezelay. Al termine della sua lunga vita professionale, invece, si deve guardare alle ampie integrazioni e ricostruzioni del progetto per il restauro del castello di Pierrefonds. Le convinzioni sul restauro di Viollet-le-Duc divennero così, con il procedere, della sua attività e della sua fortuna professionale, sempre più inclini alla reintegrazione a danno della conservazione. Ciò è evidenziato dal cantiere di Notre-Dame e, dal progetto per il restauro della chiesa di Saint-Nazaire a Carcassonne iniziato nel 1844. " Restaurare un edificio - scrive Viollet-le-Duc - non è conservarlo, ripararlo o rifarlo, è ripristinarlo in uno stato di completezza che può non essere mai esistito in un dato tempo ". Poi l'autore si chiede: " se si tratta di restaurare sia le parti primitive sia quelle modificate, bisogna non tener conto di queste ultime e ristabilire l'unità di stile compromessa o riprodurre esattamente il tutto con le modificazioni posteriori? "; quesito, questo, al quale risponde precisando che " la scelta rigida di uno dei due criteri può presentare pericoli. E' necessario, al contrario non adottare in maniera assoluta nessuno dei due principi ". Quindi quasi al termine della voce " Restauro ", afferma: "decidere una disposizione a priori, senza essere confortato da tutte le informazioni necessarie, significa cadere nell'ipotetico, e niente è più pericoloso dell'ipotesi nei lavori di restauro ". Oltre all'attività d'architetto restauratore, non va dimenticata l'azione svolta da Viollet-le-Duc per la riforma e la modifica dell'insegnamento all'Ecole des Beaux Arts. Centro della sua lezione di metodo sul restauro è l'attenzione con la quale esaminare i molteplici aspetti che caratterizzano le architetture da restaurare. Viollet-le-Duc fonda sullo spirito critico ed analitico le basi della sua teoria del restauro, e scrive: " il nostro tempo, e il nostro tempo solo [...] ha assunto nei confronti del passato un atteggiamento non usuale. Ha voluto analizzarlo, paragonarlo, classificarlo e formare la sua vera storia, seguendone il cammino, i progressi, le trasformazioni dell'umanità ". Su queste basi, egli fonda la sua lezione di metodo, traccia il " programma " e affronta i problemi con i quali ci si deve misurare nella redazione del progetto, prima, e nella conduzione dei lavori, poi, per eseguire correttamente un intervento di restauro. Prima d'ogni lavoro di riparazione, è essenziale, affrontando i passaggi principali della progettazione di un restauro constatare esattamente l'epoca e il carattere d'ogni parte, redigerne una sorta di processo verbale appoggiato su documenti sicuri, o con note scritte, o con rilievi grafici. Se l'architetto incaricato del restauro di un edificio deve conoscere la forma, gli stili propri di questo edificio e della scuola da cui è uscito deve ancora meglio, se possibile, conoscerne la struttura, l'autonomia, il temperamento, perché prima di tutto bisogna farlo vivere. È necessario che egli abbia compreso tutte le parti di questa struttura come se avesse lui stesso diretto i lavori e che una volta acquisita tale conoscenza, abbia a disposizione parecchi mezzi per intraprendere un lavoro di ripresa. L'architetto che progetta e dirige un lavoro di restauro, scrive Viollet-le-Duc, " deve agire come il chirurgo accorto ed esperto, che tocca un organo solo dopo aver acquisito una completa conoscenza della sua funzione ed aver previsto le conseguenze immediate o future dell'operazione. Se agisce affidandosi al caso, è meglio che si astenga. È meglio lasciar morire il malato piuttosto che ucciderlo. A Viollet-le-Duc non sfugge, inoltre, la differenza tra il conservare e il restaurare e, a tale proposito, privilegia la conservazione come conseguenza di una cura continua. Per conservare un edificio, bisogna amarlo come si ama la propria casa, non trascurare nulla perché ogni cosa sia mantenuta nello stato che conviene ". [...] Viollet-le-Duc dedica un'attenzione particolare al problema del consolidamento affrontando temi e usando toni che riteniamo propri di chi opera ed ha al suo attivo una serie ampia d'esperienze di cantiere. Così, insiste sulla precisione con cui affrontare lo studio dei problemi strutturali.

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