Quadro Cronologico delle Regole e Iniziative attuate nel restauro archeologico
degli Scavi di Pompei.
(1770-1856)

Passata una prima fase in cui i ruderi erano ricoperti per evitare furti e ruberie, nel 1763, s’iniziò a lasciare visibili gli antichi edifici, e quindi si pose il problema del restauro e della loro conservazione. Nel periodo borbonico, in un primo momento, gli affreschi rinvenuti furono strappati dal luogo d’origine per essere trasportarti al Museo Archeologico di Napoli. Dal 1785 in poi tutti i reperti archeologici venuti alla luce, furono lasciati sul luogo del loro ritrovamento ed opportunamente protetti. Inizialmente si tentò anche qualche ricostruzione per tentare di dare ai visitatori un’idea dei volumi originari, anche se, in seguito, ci si asterrà da qualsiasi ricostruzione arbitraria. In questo periodo Francesco La Vega ultimò il restauro del Teatro d’Ercolano, già iniziato dal Weber, usando, nelle parti restaurate, materiali diversi da quelli originari, per distinguerle da quelle antiche. Gli scavi presero nuovo impulso con l’avvento del decennio francese. Al 1813 risale, infatti, una nota del ministro degli Interni Giuseppe Zurlo, indirizzato alla regina e concernente gli scavi di Pompei. In essa, il ministro lamenta l’uso eccessivo, negli scavi di Pompei, dei restauri e riadattamenti, che per numero ed estensione rischiavano di occultare l‘antico. Fu dunque nominata una Commissione composta di tre archeologi (Michele Arditi, Carlo Maria Rosini e Francesco Maria Avellino) e da tre architetti (Francesco Carelli, Francesco Maresca e Raffaele Minervini), la quale commissione stilò il seguente regolamento:
1. Desidera, che qualunque pezzo di vecchio intonaco si ritrovi sia gelosamente conservato, e non parendole sufficiente il circondarlo con intonaco nuovo propone, che si faccia uso de’ chiodi di rame inventati da Carlo Maratta, non già di quelli di ferro soggetti ad una pronta decomposizione, che si sono finora adoperati in Pompei. Quest’operazione è precisamente necessaria per gli intonachi dipinti, che fanno la maggiore bellezza della distrutta Pompei. 2. L’intonaco nuovo, col quale si circonda l’antico dovrà esser composto con ottima calce, e con arena, e dove si tratta d’opere rispettabili, anche con polvere di marmo, affinché riesca perfettamente solido e tale che impedisca alle piogge di penetrare nell’intonaco antico. 3. Di usare tutta la possibile economia nel rivestire le vecchie mura d’intonaco nuovo. La Commissione ha riconosciuto la necessità pe’ muri molto corrosi, e d’opera incerta, e per questi suggerisce, che vi si lascino degli spazi non coverti, i quali faccian conoscere il genere di costruzione dell’antico muro e diano ora sicuro argomento come distinguerlo. Per quelli poi di mattoni e ad opera reticolata, e altri che siano perfettamente nobili, la Commissione opina di non rivestirli. 4. Affinché vi sia una perpetua distinzione tra la parte antica e la parte restaurata, propone la Commissione che una linea di permanente colore o serpeggiante o retta secondo l’andamento del restauro vi sia sempre impressa ... e che sulla faccia della parte ristaurata si metta in volgare Italiano la data del mese, e dell’anno preceduta dalla parola RESTAURO intera o mezza. 5. Che in generale tutti gli intonachi si eseguano con buona calce ed ottima arena affinché non accada l’inconveniente che tra poco tempo le nuove ruine si confondano, e imitino le antiche. Per la qual cosa si userà anche la diligenza praticata finora di lasciare i nuovi intonachi in uno stato di rozzezza, affinché si discerna la modernità del lavoro.
Dopo la restaurazione borbonica, i responsabili degli scavi, nel 1822, Michele Arditi e l’architetto Antonio Bonucci, proposero al ministro Ruffo un piano di restauro degli edifici di Pompei. Nel 1823 fu deliberato di stanziare la cifra annua di tremila ducati per i restauri di Pompei, per la qual gestione, il ministro Rufo richiese il parere di Carlo Maria Rosini, presidente della Società Reale Borbonica. Questi propose la nomina di una Commissione composta d’Archeologi e d’Architetti, alla quale pure dovrebbe affidarsi l’incarico di proporre il metodo di restauro. Il Rosini propose non solo che le decisioni della Commissione dei restauri avrebbero dovuto stilare un regolamento a cui dare massima pubblicità. La Commissione stilò il seguente regolamento che rimase in vigore per tutto il periodo borbonico:
1. Qualunque muro appartenente ad edifizi che andranno da oggi innanzi a scovrirsi in Pompei non si dovrà altrimenti disterrare se non da ambe le facce, in pari tempo, e gradatamente. 2. Nel momento dello scavo l’Architetto Direttore, ai termini del regolamento in vigore, dovrà fare un’esatta annotazione delle parti distaccate degli edifizi, indicando la situazione delle medesime, la loro forma, le dimensioni, ed ogni altra circostanza necessaria a non far perdere le tracce dell’antica struttura di detti edifizj, come sono i vani delle porte e finestre, i buchi ove eran fitti i legnami stessi, e cose simili. Vi accompagnerà eziandio i disegni e le piante, come si sta ora eseguendo. 3. Al momento stesso che si scovriranno i muri si dovrà fare sugli estremi un intonaco per evitare le degradazioni che potrebbero derivare filtrandovi le acque. Si dovranno eziando diligentemente fermare con grappe di bronzo a punta aguzza gli antichi intonachi dipinti o non dipin.ti, qualora non si trovino ben attaccati a' muri, affinché non vadano a rovinare. L’architetto Direttore n’esaminerà lo Stato, e, calcolata la spesa occorrente, domanderà a questa Reale Segreteria e Ministero di Stato l’autorizzazione per farle eseguire. 4. Le restaurazioni si distinguono in urgenti ed ordinarie, e queste in piccole e importanti. Le restaurazioni urgenti sono dirette a non far crollare i muri ed altre parti d’antichi edifizi, applicandovi i puntelli o altri mezzi dell’arte, e queste restaurazioni sono interamente affidate alle cure e diligenza dell’Architetto Direttore, il quale solo ne rimane responsabile essendo autorizzato a fare per questa parte tutto ciò che giudicherà opportuno dandone però immediatamente conto al Ministero. Le restaurazioni ordinarie di picciol momento consistono nel rifare qualche piccola parte di muro e nel rimettere a suo luogo i pezzi smossi e distaccati. Le importanti nel ricostruire qualche porzione d’antico edifizio, nel rifarne la covertura e simili. 5. Niuna delle restaurazioni ordinarie potrà eseguirsi prima che la commissione abbia dato il suo parere e sia stato questo approvato. Quindi l'architetto Direttore farà conoscere alla Commissione con suo motivato rapporto le restaurazioni da eseguirsi, unendovi le piante, i disegni e le annotazioni delle quali si è fatta parola nell'art. 2°. La Commissione si riunirà in uno de' locali del Real Museo due volte al mese, per farne l'esame e proporne l'occorrente. L'architetto Direttore potendo interverrà nelle sessioni e prenderà parte alle delibe.razioni. I pareri della Commissione saranno distesi in fogli separati comprendendo in uno le restaurazioni piccole ed in un altro le importanti, indicando in ambedue la spesa. 7. Qualora la Commissione creda necessario che due de’ suoi componenti, cioè un socio dell’Accademia Ercolanese ed un altro di Belle Arti si portino a Pompei nell’atto che si eseguano le restaurazioni importanti onde osservarne l’andamento ne farà rapporto a questo Ministero per mezzo del Presidente della Società Reale ed attenderà l’approvazione».
Conserviamo ancora alcuni pareri espressi dalla Commissione relativi ai restauri del foro e degli edifici circostanti, ed in particolare il parere dell’anno 1830:
I. Doversi restaurare la porta pubblica verso il sobborgo Augusto felice, rifare la parte caduta della volta, e costruirvi un lastrico al di sopra di lapillo battuto. Doversi fasciare le lesioni nelle volte delle terme. Doversi riguardare come ben eseguito il ristabilimento delle colonne ne’ portici della casa del Centauro cogli stessi pezzi antichi, e rifatte le mura del sotterraneo. 2. Non doversi poi eseguire alcun restauro ne’ alle volte del sotterraneo medesimo, tranne quei rinforzi dettati dall’arte per non farle crollare né alla Casa di Meleagro, nè alla cella del tempio di Venere oltre a quelli già eseguiti. 3. Per ciò che riguarda la riparazione delle fabbriche in qualche sito del Foro, nella strada che vi conduce ed altrove, doversi fare soltanto ciò che strettamente occorre per non farle rovinare ed eseguirsi per norma generale il meno che sia possibile.
Come si vede, si tratta di un indirizzo piuttosto prudente, che limitava di molto le proposte dei responsabili degli scavi, ma che avallò comunque alcuni interventi pesantemente ricostruttivi, come quello dell'anfiteatro. Nel 1828 la Commissione stilò, d'accordo col Bonucci, il seguente regolamento per il restauro degli edifici d’Ercolano, allora per la prima volta scoperti a cielo aperto (casa d'Argo e casa d’Aristide):
1. Gli architravi antichi debbono essere rimpiazzati cò nuovi in tutte le parti ove sostengono delle fabbriche. Per tale operazione si debbono queste demolire (se ciò fosse inevitabile) e poscia riedificare per l'altezza di circa palmi 6, onde il disegno dell'antico edifizio non resti perduto. 2. Le colonne debbono essere ripristinate cò loro medesimi pezzi, ed i capitelli ristaurati ne' siti ove sono meno danneggiati, sul modello delle parti conservate. 3. Le piccole mura o telajetti, serviti per la sola divisione interna e che non potessero più sostenersi, verranno rifatti per la stessa altezza di circa palmi 6, e per lo stesso motivo. 4. I pavimenti delle stanze superiori verranno ricostruiti nelle parti che più lo richiederanno: pel rimanente vi si adatterà di nuovo soltanto il tavolato. 5. Per una volta sola si coprirà d’un tetto sulle misure e sul modello antico, una stanzina del piano superiore, affinché rimanga un monumento indelebile e sicuro di quest’interessante e finora dubbiosa parte dell’antica architettura.
Va notata la modernità degli espedienti proposti, che saranno sostanzialmente gli stessi dei restauri effettuati negli anni trenta dal Maiuri ad Ercolano: e cioè di conservare, sostituendo le travi carbonizzate con legno nuovo, l’andamento dell’armatura lignea, ricostruendo, per limitata altezza, la planimetria degli ambienti del pia.no superiore secondo l’andamento originario. Nel 1848, sull’onda del movimento rivoluzionario, fu costituita una Commissione per le riforme del R. Museo e degli scavi d’antichità, con il compito di esaminare la situazione e la gestione degli scavi, e di stilare un progetto di legge organica con i relativi regolamenti. Furono giudicati «sconci» i restauri e le coperture effettuati a Pompei dall’architetto reggente Carlo Bonucci nella casa, appena scavata, di M. Lucrezio Frontone. Leggiamo alcuni degli articoli del regolamento relativi ai re.stauri, stilati dalla Commissione:
194. Come saranno interamente scoverte le mura, di un edifizio [...] verranno preservate nella parte superiore con tegole, o da uno strato di malta o d’asfalto, affinché l'acqua non filtri nelle pietre e le sconnetta. Si avrà speciale cura dell’Architetto perché il motivo de’ ruderi non sia deturpato con improprio aggiustamento di linee. 195. Le mura, che minacciano di cadere saranno subito puntellate per rinforzarle con fabbrica di mattoni o di pietre secondo il bisogno, ed il luogo. 196. Gli intonachi che daranno sospetto di volersi distaccare dalle pareti, vi saranno fissati con grappe di rame a punta aguzza, o con lacerti di malta o d’asfalto come sarà praticato all'estremo d’ogni altro intonaco quando si crederà opportuno. 197. Sul fine d’ottobre d’ogni anno le pareti che han maggiore biso.gno di cura o di cautela per sceltezza, ed importanza de' dipinti o per la loro finezza saranno coperte di stuoie di paglia con armatura di legno di tal guisa che non tocchino le dipinture. 198. Anche i pavimenti in musaico o in marmo saranno nella medesima stagione autunnale coverti col lapillo o arena che darà lo scavo stesso; e come le pitture saranno scoverti ed esposti all’aria pel giorno 15 Aprile.
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