VITRUVIO POLLIONE
ARCHITETTURA
Libro I. Dopo una dedica ad Augusto, Vitruvio tratta della formazione e della cultura dell’architetto, sotto l’aspetto pratico e filosofico. L’opera cui l’autore s’ispira maggiormente è il De Oratore di Cicerone, nella qual è tratteggiata la figura dell’artifex. Dalla riflessione etica di Cicerone (De officiis ) dipende anche l'elenco delle virtutes derivanti dallo studio della filosofia ed illustrate nel primo libro.
Dopo questa introduzione, Vitruvio, nei capitoli IV-VII illustra i criteri urbanistici, che dovrebbero presiedere alla fondazione di una città, ed in particolare, essi sono in elenco: la costruzione delle mura; la disposizione delle strade, l’individuazione e la disposizione degli spazi e degli edifici pubblici.
Nel dettare queste regole, l’autore s’ispira alla manualistica ellenistica, partendo da Ippocrate, Platone, Aristotele, e avvalendosi della propria esperienza d’ingegnere militare. Così come rilevò Guido A. Mansuelli, il merito di Vitruvio è stato quello di aver imperniato il discorso architettonico sul problema urbanistico e sui condizionamenti che quest’ultimo impone al primo.
Libro I
I, 2_Pertanto gli architetti i quali badarono soltanto alla pratica manuale senza curare gli studi non arrivarono a conseguire un'autorità proporzionata alle loro fatiche, quelli invece che ebbero fiducia soltanto nei ragionamenti e nelle lettere appaiono aver cercato l'ombra non la cosa…
I, 3_Giacché, come in tutte le cose, così, anche e specialmente in architettura, esiste questo binomio: il "significato" e il "significante". La cosa o l'edificio di cui si parla è il "significato"; la dimostrazione scientifica che ne spiega, o significa l'essenza, è il "significante".
II_L'architettura pertanto consta della "ordinatio", della "dispositivo", della "euritmia", della "simmetria", del "decor, e infine della "distributio".
II, 2_L a " ordinatio " è la subordinata misura dei membri dell'edificio considerati ad uno ad uno e il giusto rapporto della proporzione generale rispetto al modulo…
La "dispositivo" è l'adatta messa in opera delle cose, e l'elegante esecuzione dell'edificio nelle varie composizioni. Le figure della "dispositio" sono tre: icnografia, ortografia, scenografia, cioè pianta, alzato, disegno prospettico…
II, 3_L"euritmia"…si ottiene quando i membri dell'opera sono, nelle tre dimensioni, armonici: di altezza rispetto alla larghezza e di larghezza rispetto alla lunghezza…
II, 4_La "simmetria"…è la corrispondenza proporzionale, computata a moduli (o frazioni di modulo), delle singole parti considerate a sé, rispetto alla figura complessiva dell'opera…
II, 5_Il "decor"…è il bell'aspetto dell'opera, composta da membri ben calcolati e commisurati con gusto e sapienza…A Minerva e a Marte e ad Ercole si faranno templi dorici…A Venere, Flora, Proserpina, Ninfe delle fonti sembreranno più adatti templi corinzi…Per Giunone, Diana, Libero Padre e le altre divinità di questo tipo, si terrà il giusto computo della via di mezzo se si costruiranno templi ionici…
II, 7_...Parimente si avrà decoro naturale, se le camere e le biblioteche prendan luce da oriente, i bagni e le stanze da inverno da occidente, le pinacoteche e quelle parti che hanno bisogno di luce stabile da settentrione, giacché quella regione del cielo non viene né illuminata né oscurata dal corso del sole, ma è sempre a luce costante.
II,8_La "distributio" consiste nella misurata attribuzione di materiale e di area, e nella giusta parsimonia di spesa nel costruire…
III_Le parti di un Trattato di architettura sono tre: costruzione (I-VIII), gnomonica (IX), meccanica (X)…
Libro II
Il libro inizia con l'aneddoto dell'architetto Dinocrate, il quale, si dice, presentò ad Alessandro Magno il progetto di trasformazione del monte Athos, in figura di statua virile, nella cui mano aveva tracciato le mura di una grandissima città e nella destra un gran piatto ove sarebbero confluite tutte le acque del monte. Alessandro si compiacque all'esposizione del progetto, ma subito chiese se c'erano campi all'intorno che avessero potuto fornire frumento alla città. Avendo constatato che ciò era impossibile, Alessandro esclamò: "O Deinokrates, ho molto considerazione per il tuo bel progetto e me ne compiaccio, ma penso che se qualcuno portasse là una colonia, il suo criterio sarebbe biasimato…"
Dopo quest'aneddoto, Vitruvio traccia la storia dell'evoluzione dell'umanità e della nascita dell'edilizia. Segue l'esposizione della teoria atomistica la quale comporta che il vero punto di partenza dell'attività architettonica, non è frutto della creatività dell'architetto, ma della natura stessa. L'arte dà espressione alle forme perfette, e perciò canoniche, intrinseche nella natura, che quindi basta scoprire.
Segue poi l'esposizione dei materiali da costruzione: le terre e quindi i mattoni crudi, la sabbia, la calce, la pozzolana, le pietre, ed il legname. Nell'ambito di questa rassegna si trova la celebre descrizione d'Alicarnasso.
La città (Alicarnasso) è disposta come sulla cavea di un teatro; in basso è l'agorà lungo il porto; a metà della curvatura, a mò di recinzione è una larga piazza, in mezzo alla quale fece costruire il Mausoleo di sì nobile struttura e ornamenti, che fu annoverato tra le sette meraviglie. In mezzo all'arce, in alto, c'è il tempio di Ares con un acrolito colossale opera egregia di Leochares, secondo altri di Timotheos. Sempre in alto, a destra, il tempio di Afrodite e Ares presso la fontana Salmacide…Ma poiché mi sono lasciato trasportare a parlare di quelle mura, ne terminerò la descrizione completa. Infatti, mentre a destra c'è il tempio di Afrodite e la fonte di cui ho parlato, all'estremità sinistra è la reggia che Mausoleo fece costruire lì secondo un suo progetto. Da essa si vede infatti a destra l'agorà e il porto e tutto il circuito delle mura, a sinistra si scorge un porto, appartato dal resto e coperto dalle mura tal che nessuno può vedervi e conoscere quel che vi si faccia, mentre il re personalmente dal suo palazzo, all'insaputa di tutti, può comandare ciò che occorra ai marinai e ai soldati…
Libro III
Il libro tratta dell'architettura dei templi, delle loro categorie e configurazioni e delle relative articolazioni. Dopo questa premessa, l'autore parla dell'ordine ionico e del relativo sistema modulare. L'ampio spazio dedicato all'architettura templare testimonia l'alta considerazione che Vitruvio aveva per quest'aspetto dell'architettura. La precedenza accordata poi all'ordine ionico, rispetto a quello dorico e a quello corinzio, è giustificata dal fatto che, Vitruvio, così come prima di lui Ermogene e Piteo, riteneva l'ordine ionico, l'ordine architettonico per eccellenza. Il trattato vitruviano ha connotati sicuramente precettisti e teorici, svincolati dal singolo monumento e riferiti all'edificazione di un tempio ideale. Infine, Vitruvio espone il suo concetto di simmetria, e di sistema modulare: insito nell'ordine cosmico, e quindi nel corpo umano, che deve improntare tutta l'architettura e la costruzione del tempio.
III, II_La prima classificazione qualitativa dei templi, e che ne costituisce l'aspetto esterno è la seguente: tempio "in antis": poi prostylos, amphyprostilos, peripteros, pseudodipteros, dipteros, hypaetros…
III, II, 2_Sarà in antis quel tempio, che presenta in fronte le ante, o pilastri, delle pareti della cella, e in mezzo alle ante due colonne, e sopra queste una trabeazione…
III, II, 3_Il prostylos ha tutto come quello in antis, ma inoltra due colonne angolari in corrispondenza delle ante, e un epistilio unico come nell'in antis, a destra e a sinistra sulle cantonate…
III, II, 4_L'amphiprostylos ha tutti gli elementi del prostylos, e in più, posteriormente, in egual disposizione colonne e fastigio.
III, II, 5_Peripteros sarà poi quel tempio che avrà in facciata e sul dietro sei colonne, e nei lati lunghi undici, contando le angolari. Queste colonne (dei lati lunghi) devono essere collocate in modo che l'intervallo di larghezza di un intercolumnio sia anche dalle pareti, torno torno, alla tangente interna delle colonne; e cisia così un corridoio attorno alla cella…
III, II, 6_Lo pseudodipteros ha in pianta otto colonne in facciata otto nel dietro, quindici nei lati lunghi contando le angolari. Le pareti della cella abbracciano lo spazio delle quattro colonne centrali davanti e di dietro; pertanto dalle pareti della cella torno torno fino alla tangente interna delle colonne ci sarà lo spazio di due intercolumni più un diametro dell'imoscapo di una colonna…
III, II, 7_Il dipteros ha otto colonne nel pronao e nel postico, ma attorno al tempio ha doppio ordine di colonne…
III, II, 8_Lo hypaetros, o scoperto, è decastilo nel pronao e nel postico; tutti gli altri elementi li ha come il dipteros,ma nell'interno ha un doppio ordine di colonne sovrapposte in altezza e staccate dalle pareti per la circolazione, a guisa di un portico di peristilio. Il centro dell'edificio è a cielo aperto senza tetto…
Libro IV
Vitruvio tratta nell'intero libro e termina le sue considerazioni sull'architettura templare. Il discorso è tutto imperniato sulla tradizione di Hermogenes, fautore dell'ordine ionico nei confronti del dorico, e sulle opere d'altri trattatisti, quali: Sileno, con il suo De symmetriis doricum e Filone Attico con il De medium sacrarum symmetriis.
L'excursus sulla nascita degli ordini architettonici inizia con quello corinzio, descrivendo la genesi delle trabeazioni in pietra dalle prime costruzioni lignee. L'autore passa poi ad illustrare l'ordine dorico; la configurazione interna degli edifici templari, il loro orientamento, la forma e l'ubicazione delle porte.
Il libro si termina con la descrizione delle tradizioni estranee ai templi peripteri, come: quelli tuscanici, quelli rotondi, quelli a cella trasversale, i greco - tuscanici, i pseudoperipteri. Il libro termina con la trattazione della forma e dell'ubicazione degli altari.
Libro V
Nel trattare il problema dell'ubicazione e del dimensionamento delle aree adibite a spazio pubblico, Vitruvio, s'ispira alla tradizione pitagorica d'Ippodamo da Mileto. Da ciò, discende il carattere urbanistico più che architettonico della trattazione. L'autore descrive le origini della piazza greca (l'agorà), per soffermarsi poi sulla descrizione di quell'italica (forum), rettangolare, studiata in funzione dei giochi gladiatori che dovevano svolgervisi. Il libro si concentra poi sui tipi edilizi pertinenti al forum: portici, basiliche, erari, carceri, curie. Vitruvio passa poi ad illustrare alcuni edifici decentrati quali il teatro, le terme, i ginnasi, e termina con le installazioni extra moenia dei porti. Anche se le configurazioni architettoniche relative all'ambiente greco s'ispirano alla cultura ionica - pergamena del periodo compreso tra il III ed il II secolo a.C., la maggior parte delle tipologie trattate dall'autore appartengono alla cultura architettonica italico - romana.
Segue la descrizione del monumento più recente: la basilica di Fano.
La lunga descrizione di quest'edificio risponde a diverse esigenze:
_di descrivere la basilica come un foro coperto, quindi in senso urbanistico;
_di proporre il monumento a modello ideale, sia architettonico sia politico in quel particolare momento storico;
_di proporre al principe e alla sua cerchia progetti e soluzioni personali atti ad accreditarlo, presso la corte, quale interlocutore privilegiato.
Per questi motivi, la basilica di Fano, differisce dagli schemi allora in uso, e, per i condizionamenti derivanti dalle funzioni politiche e simboliche, s'ispira ad un'essenzialità compositiva, propria dell'atticismo.
Libro VI
Il libro tratta dell'edilizia privata dei moduli e dei rapporti che formano le simmetrie delle case di civile abitazione. Segue un elenco di norme tendenti a adeguare gli edifici ai diversi fattori geografici e climatici. Vitruvio passa poi a trattare la teoria delle costruzioni, dei rapporti modulari e del loro adeguamento a fattori funzionali d'uso. L'autore descrive l'aspetto degli ambienti: atrio, tablini, peristilio, triclini e sale particolari, alla luce di una migliore distribuzione interna e di un esatto orientamento.
Infine sono illustrate le ville e le case greche. Il libro si conclude con la trattazione concernente le fondazioni e gli impianti: problemi statici relativi all'intelaiatura delle porte, archi di scarico, pilastri angolari, strutture murarie, sostruzioni. Queste ultime prescrizioni, sono basate per lo più sull'adozione di gran parte delle soluzioni proposte in impianti di domus e villae contemporanee di Vitruvio.
Questo libro è forse il più vicino alla società dell'autore e testimonia fedelmente il concentrarsi della ricerca sulla concezione dello spazio interno da un lato, dall'altro sulla sensibilità paesistica.
Libro VII
A completamento dell'argomento trattato in quello precedente, il libro tratta delle rifiniture degli edifici d'abitazione privata. Dopo un vero e proprio "elogio della civiltà scritta", segue la rassegna delle quaranta fonti, cui s'ispirò l'autore.
Il libro VII, per i suoi riferimenti al libro De lapidibus di Teosfrato, ispirò Plinio, quando scrisse la sua Naturalis istoria.
Libro VIII
Il libro è dedicato all'idrologia e all'idraulica. Esso appare un trattato a se stante de aquis, piuttosto che parte integrante del piano originario dell'opera. Il libro nasce, molto probabilmente, dalla collaborazione di Vitruvio con Agrippa curator aquarum dopo il 33 a.C. e dall'utilizzo di fonti quali le opere del futuro re numidico Giuba II, entrato nella cerchia d'Ottaviano dopo la battaglia d'Azio (31 a.C.).
Il libro è organizzato in quattro sezioni: metodi di captazione delle acque, loro diverse qualità ed analisi organolettiche, tecniche di conduzione delle acque. La trattazione tende ad un'organizzazione enciclopedica della materia, anticipando l'opera di Plinio già citata.
Libro IX
Il libro tratta della tecnica riguardante la costruzione degli orologi solari. Anche questo libro è slegato dal resto del piano originario dell'opera, del quale sembra un'appendice. La struttura è così ripartita: dopo una lunga prefazione, vi è una trattazione astronomica, cui segue il capitolo dedicato alla gnomonica, che, dopo un'elencazione delle definizioni delle voci trattate nel libro (cap. VII), parla degli orologi veri e propri, solari e ad acqua (cap. VIII).
Libro X
L'ultimo libro, che tratta della meccanica, completa il trattato di Vitruvio. Il libro è dedicato non solo ai meccanismi e ai marchingegni concreti, ai loro principi di funzionamento, ma anche, in senso astratto, ai marchingegni della mente ed agli stratagemmi. Infatti, se, da un lato, Vitruvio si rifà alla tradizione ellenistica di meccanica, dall'altro, è vero che il trattato, la Sintassi meccanica di Filone di Bisanzio, un autore della fine III secolo a.C. escludeva l'architettura. Il trattato, molto probabilmente, nasce da una concezione autonoma di Vitruvio, in base al materiale tecnico messo insieme dall'autore in margine all'esperienza militare.
La struttura del libro è la seguente: nei capp. I e III si tratta della meccanica teorica, nei capp. II e IV-IX della meccanica pratica, nei successivi della meccanica militare (capp. X-XV, macchine da guerra).